La cena che metterà fine a settimane di speculazioni e farà definitivamente chiarezza sul futuro del Milan, di Massimiliano Allegri (foto by InfoPhoto) e, di riflesso, della Roma, avrà luogo questa sera nella villa presidenziale di Arcore. Presenti, oltre al tecnico, anche Adriano Galliani e, ovviamente, Sua Maestà Silvio Berlusconi; convitato di pietra, Clarence Seedorf. L’attesa è tanta, dal momento che sono in ballo i programmi di due club, ma una sentenza è già preventivabile: comunque vada, sarà un insuccesso.

Un insuccesso per il Milan, dal punto di vista strategico e comunicativo. Come l’anno scorso, con la tragicomica vicenda della cessione di Thiago Silva e Ibrahimovic al PSG (e, ancora prima, con la telenovela Pato-Tevez), i rossoneri hanno gestito come peggio non si poteva una situazione apparentemente banale. Un club convinto di riconfermare il proprio allenatore, peraltro ancora sotto contratto, lo riconferma e basta; viceversa, un club intenzionato a cambiare guida tecnica non tergiversa per due settimane, tra un esonero virtuale via Biscardi e continui rinvii e bidoni: lo saluta con una stretta di mano e si affretta a presentare il nuovo comandante. Ormai è evidente che al Milan si ragiona con due teste: quella razionale di Adriano Galliani e quella imperscrutabile ed emotiva di Silvio Berlusconi. E ha voglia, l’a.d. rossonero, a parlare di comunione d’intenti con il presidente. La realtà è che il Milan non ci sta facendo solo una brutta figura a livello d’immagine, ma si sta anche complicando la vita sul piano tecnico. Se, infatti, Allegri dovesse alla fine rimanere, lo farà con la spada di Damocle delle insofferenze presidenziali a penzolargli sulla capoccia, come e più di prima; se, invece, Allegri dovesse partire, il Milan si ritroverebbe a dover reimpostare radicalmente il progetto faticosamente messo in piedi nel corso dell’ultima stagione. Nuovo tecnico, nuova impostazione tattica, nuove strategie di mercato, forse nuove gerarchie. A chi giova tutto questo non è dato sapersi, o forse non si può dire. Di sicuro non giova a Galliani, la cui linea è stata ancora una volta umiliata pubblicamente.

Il Milan ci rimette in ogni caso, ma anche Allegri stesso e la Roma hanno poco da ridere. Il primo, non meno cocciuto e orgoglioso del suo presidente, rischia di trovarsi imprigionato nel suo anno residuo di contratto, e non è detto che l’anno venturo ci sia ancora un Napoli o una Roma disposti a stendergli il tappeto rosso. E, d’altra parte, gli americoromani sono ormai perfettamente calati nel ruolo della ruota di scorta ufficiale. Contenti loro.