« Il Napoli giocherà il preliminare di Champions League al San Paolo, l’amministrazione comunale sta profondendo tutto l’impegno possibile per raggiungere questo obiettivo. L’indicazione di Palermo è un fatto meramente tecnico, avvenuto peraltro anche lo scorso anno ».

Sono queste le parole pronunciate da Attilio Auricchio, capo di gabinetto del sindaco napoletano Luigi De Magistris, per  rassicurare in qualche modo la tifoseria partenopea.

I sostenitori azzurri sono molto stanchi e arrabbiati per la decisione che riguarda i prossimi impegni del Calcio Napoli.

La squadra campana, infatti, disputerà o “dovrebbe” quanto meno disputare le partite casalinghe del campionato 2014-2015 di serie A presso lo stadio Renzo Barbera di Palermo, designato all’atto di iscrizione per la prossima stagione come ‘sede’.

L’impianto è stato indicato come tale anche alla Uefa per le sfide di Champions League.

La motivazione di una scelta tanto drastica deriva dalla forte preoccupazione della dirigenza azzurra per l’allungamento dei tempi in vista del rinnovo della convenzione con il Comune.

Tuttavia, da fonti interne al club si apprende  che il Napoli ha di tempo dieci-quindici giorni per comunicare alla Lega Calcio e alla Figc l’avvenuto accordo con il Comune (tempi ristretti perché, con la stagione estiva in partenza, c’è il rischio che le commissioni della Federcalcio non riescano a riunirsi in tempo utile per poter operare il cambio di campo da Palermo al San Paolo).

In caso contrario, c’è il pericolo che ulteriori amichevoli volute da Benitez e da De Laurentiis e i preliminari di Champions League vengano giocati su campo neutro.

Si ricordi che il Napoli, testa di serie, dovrà disputare l’andata dei preliminari il 19 o il 20 agosto in trasferta, ma la settimana successiva, il 26 o il 27 agosto, dovrà ospitare la gara di ritorno.

Secondo quanto riporta il Mattino, le due parti dovranno trovare un punto d’incontro su vari argomenti: innanzitutto il club azzurro vorrebbe una scadenza al giugno 2017, mentre il Comune vorrebbe arrivare alla fine del mandato di De Magistris, ovvero il 2016; il Comune non vorrebbe più una percentuale sui biglietti venduti bensì un canone fisso annuale, e le utenze potrebbero essere pagate dal club e non più da Palazzo San Giacomo, così come la quota di personale della Napoli Servizi che si occupa della sorveglianza del San Paolo nel giorno della gara; il Calcio Napoli preferirebbe poi rendere fissa la quota legata alla pubblicità a bordocampo, in quanto la percentuale lo obbligherebbe a mostrare i contratti commerciali.

Questione di nodi, seppur complessi, ma non impossibili da sciogliere con un “accordo-ponte” da firmare entro dieci giorni.

(foto by Infophoto)