Ci è voluto un calcio di rigore a fine primo tempo di Mario Balotelli, al ritorno al gol dopo quattro mesi, per consentire a un brutto Milan di superare l’Alessandria (gagliardo quanto vuoi, ma pur sempre squadra di LegaPro) nell’andata delle semifinali di Coppa Italia, e guadagnarsi un retour match sulla carta agevole. Per il resto, la serata dell’Olimpico di Torino resterà nella memoria soprattutto ai tifosi dei grigi, per il suo significato simbolico e anche per l’ottima prestazione dei ragazzi di Gregucci, mentre immaginiamo che in casa Milan sia tanta la voglia di prendersi questo 1-0 e dirottare quanto prima la concentrazione verso la gara contro l’Inter.

Certo, va detto che questa era la classica gara pelosa da un punto di vista psicologico, di quelle che se stravinci hai fatto il tuo dovere, e qualunque altro risultato diverso da una rotonda vittoria corrisponde a un diverso grado di fallimento (se vinci col minimo scarto è imbarazzante, se pareggi è pubblica gogna, se perdi devi rifarti una vita all’estero). Ma è altrettanto vero che a certi pronostici corrispondono, almeno in teoria, certi valori, e se ti chiami Milan, benché ingabbiato in questo suo lungo medioevo, non puoi permetterti di non dominare contro una squadra che milita due categorie più in basso. Se non lo fai, significa che i problemi non sono solo di tenuta mentale. E in effetti dai 90′ dell’Olimpico è emersa l’immagine di un’orchestra stonata, deconcentrata ma anche senza spartito. Che sia demerito dell’allenatore o demerito di chi ha assemblato questo gruppo mal coeso di giocatori, è questione di cui si dibatterà da qui a giugno.

Quel che si può affermare è che le notizie positiva per Sinisa Mihajlovic sono state veramente poche. Balotelli ha segnato il gol decisivo, okay, ma la sua prestazione è stata largamente insufficiente, a tratti snervante, per non parlare della sua gioia dopo il gol, simile a quella che provi quando ti va a fuoco la casa. José Mari ha dimostrato di non essere (ancora) all’altezza nemmeno di questo piccolo Milan e sarebbe forse il caso di cederlo in prestito. De Sciglio è ormai materia per la defunta religione della psicanalisi, Luiz Adriano ha giocato come chi fino all’altroieri si trovava in Cina con tutt’altri progetti in testa e Boateng ha un’autonomia di 30 minuti scarsi. Gli unici sorrisi, in definitiva, sono arrivati da Antonelli, tra i pochi ad aver affrontato il match con la testa giusta e decisivo nell’affondo personale che ha condotto al calcio di rigore, da Honda, continuo e ordinato come spesso gli accade ultimamente (anche se si è divorato un gol pazzesco a inizio ripresa), e Poli, che perlomeno l’impegno non lo fa mai mancare. Poca roba, insomma. E niente che possa far venir dubbi di formazione al tecnico serbo in vista del fondamentale derby di domenica.