Domenica mattina, estate piena, Milano. La mente vaga ancora tra i ricordi di una memorabile festa appena conclusa, mentre il corpo è ben ormeggiato al letto, desideroso di ulteriore riposo dopo drink, parco, altro drink, piscina, terzo drink, sole delle ventiquattro ore precedenti. Insomma, la classica giornata di relax totale; quella dove non esisti per niente e nessuno al mondo. A meno che…a meno che sulla tua agenda non sia segnato l’incontro con qualcuno di importante! Un numero uno di nome, ma soprattutto di fatto!

Sì, perché Derrick Rose non è solo considerato uno dei più grandi talenti che il basket a stelle e strisce abbia partorito nel corso degli ultimi anni. Rose è il numero uno dei Chicago Bulls, proprio quei Bulls guidati anni addietro da “His airness”: Michael Jordan. Ritenuto il miglior prospetto tra le guardie uscite dalle high school, Derrick ha subito condotto l’università di Memphis alle Final Four, è stato selezionato come prima scelta assoluta del draft, è diventato il più giovane vincitore del trofeo di MVP della NBA. Può bastare?

Il torpore lascia spazio all’emozione, una sistemata allo specchio, piede perno e rapido cambio di direzione poi via, si corre alla Foot Locker di Corso Vittorio Emanuele. Nonostante siano appena passate le dieci la fila di ragazzini che staziona di fronte allo store è impressionante. Bianche, nere, rosse: le jersey dei “Tori” della “Windy city” avvisano anche i curiosi che fanno capolino. La security ci getta nel panico per un secondo, asserendo che l’asso americano non è proprio la persona più affidabile del mondo, per cui ora e modalità dell’intervista sono sub iudice. Ma è un falso allarme. Il gentile staff dell’Adidas, che segue scrupolosamente l’evento, ci rassicura.

Arriva il momento tanto atteso. Si sale al primo piano, nello spazio riservato al botta e risposta, dove troneggia lo splendido logo di Derrick Rose: una grande D con il numero uno (strano, vero?) al suo interno, in onore della madre, e tre petali a cingerla per simboleggiare i fratelli. Il fuoriclasse statunitense è cordiale ed esaustivo nelle repliche alle numerose domande (un breve resoconto lo trovate nel nostro video in fondo al post), che spaziano dall’atteso ritorno sul parquet ai gusti musicali, passando per l’immancabile descrizione delle calzature adidas con la sua effigie. Ogni tanto il giovane atleta, cresciuto in uno dei quartieri più violenti di Chicago, concede un saluto anche ai ragazzi che guardano col naso all’insù dal cortile sottostante.

Il nostro tempo volge presto al termine. Lasciamo spazio ai vincitori del contest legato all’incontro, piccoli appassionati che scandiscono il tempo libero palleggiando incessantemente la palla a spicchi nei playground della penisola, cercando di imitare le movenze feline del loro idolo, il quale si coccolano per qualche minuto. Poi Derrick saluta tutti e se ne va, non prima di concedere un’ultima foto di gruppo sia ai giornalisti che allo staff del negozio. Gli occhi sono già rivolti al futuro, alla prossima stagione NBA che dovrebbe sancirne il definitivo come-back, dopo il brutto infortunio al ginocchio sinistro dell’anno scorso. Il traguardo è uno e uno soltanto: il titolo della lega, l’unico trofeo che manca nel già ricco palmares di questo precoce talento di ventiquattro anni. Le altre squadre sono avvisate!

Guarda tutte le foto:

Ecco il video dell’intervista dove ci racconta come il Basket gli abbia salvato la vita e cosa si cela dietro il suo logo: