Emmanuel Adebayor racconta un altro stralcio dei suoi tormentati rapporti con la famiglia. Il mezzo scelto, come già capitato in altre due occasioni, è Facebook.

Adebayor, la prima accusa alla famiglia

Il calciatore togolese ha raccontato di aver pensato più volte al suicidio e di essersi trovato con un coltello puntato alla gola dai fratelli Kola e Peter.

Mio fratello Kola è stato la speranza della nostra famiglia nel momento in cui partì per la Germania, venticinque anni fa“, ha scritto Adebayor “peccato che anni dopo la mia famiglia era ancora senza luce e telefono. Quando Kola voleva chimarci doveva contattarcitramite un albergo vicino casa nostra. Quando ebbi l’opportunità di andare a giocare in Francia mi servivano soldi per il biglietto aereo, lui non si fece trovare in nessun modo. Solo Dio sa cosa stesse facendo in Gemrania

A questo punto il calciatore racconta delle frequenti richieste di prestito da parte dei familiari. “Me lo ritrovai a Montecarlo, nel periodo in cui giocavo col Monaco. Era il 2005. Insieme a lui c’era un altro mio fratello, Peter. Mi chiesero tanti soldi per aprire una attività nel settore auto. Dissi loro di aspettare, che in quel momento non avevo tutto quel denaro, che avrebbero dovuto attendere il prossimo stipendio“.

Ma Peter e Kola reagirono parecchio male. Specie quando videro Adebayor fare un prestito di 500 euro ad un amico “Ma quello era un prestito che potevo fare. I soldi che mi chiedevano Peter e Kola non li avevo“.

Il dramma si consumò il mattino succesivo: “Mi ritrovai con un coltello puntato alla gola. Dissi a Peter e Kola che potevano anche ammazzarmi e prendersi tutti i soldi. Chiamai mia madre che mi consigliò di avvertire la polizia. Così feci, ma poi lasciai perdere. E Dio solo sa quanti soldi diedi a Kola“.

La morte del padre e del fratello Peter non migliorarono certo il rapporto tra Emmanuel e Kola: “Gli inviai i soldi per i biglietti dell’aereo, ma in entrambe le occasioni non si fece vedere, proprio lui che si definiva ‘il grande uomo della famiglia’“.

Ho pensato più volte di suicidarmi. Basta chiedere a mia sorella Iyabo quante volte ha sentito dirmi queste parole. La gente mi rimprovera di non avere abbastanza istruzione. Ma la mia famiglia non aveva abbastanza soldi per mandarmi a scuola. Ora, nonostante tutto, conosco tre lingue e posso permettermi di mandare a scuola mia figlia. E di questo ne vado orgolgioso. Racconto questa storia perché possa essere di insegnamento ad altri“.