Daniele Adani è stato un buon difensore centrale, che è poi diventato un eccellente commentatore televisivo, che sarebbe potuto diventare un ottimo secondo allenatore. Salvo rifiutare l’offerta di Roberto Mancini, neotecnico dell’Inter, che l’avrebbe voluto nel proprio staff tecnico. Adani ha reso pubblica la sua decisione ieri serra con una lettera aperta pubblicata sul proprio account Twitter, che ha immediatamente fatto il giro del web. Le ragioni del gran rifiuto sono tutte in quella ventina di righe: pur lusingato, quasi ai confini della commozione, per “una delle più grandi dimostrazioni di stima” della sua carriera, l’ex difensore di Brescia, Fiorentina e Inter ha deciso di declinare l’offerta non solo per questioni di etica professionale (“per me conta la parola data“), ma anche perché il progetto lavorativo di Sky Sport (“luogo ideale per lavorare come piace a me“) lo entusiasma di più di quello prospettatogli dal Mancio.

Adani e l’Inter, le ragioni del no

A qualcuno la cosa non è andata giù. Ma come: ti viene proposto di entrare nello staff tecnico di uno degli allenatori migliori (e più pagati) del mondo, e tu preferisci fare la seconda voce, per quanto di primissimo livello, su Sky? C’è qualcosa che non torna. Poco coraggio, poca ambizione. O esattamente il contrario, per qualcun’altro: per come gira il mondo, non è certo facile rinunciare a un’offerta economica ovviamente più vantaggiosa, pur di non lasciare a piedi chi aveva puntato forte su di te. Premesso che è quest’ultima la posizione che più ci piace, vorremmo far notare che per Adani non sarebbe stata un esordio assoluto come secondo allenatore: già nel 2011 Silvio Baldini, suo allenatore ai tempi del Brescia, lo aveva chiamato come assistente a Vicenza. L’avventura durò poco: a ottobre Baldini fu esonerato e Adani si ritrovò a piedi. Ricominciò come commentatore su SportItalia e da lì a poco è entrato a far parte del team di Sky, dove negli ultimi due anni si è imposto come uno degli analisti più competenti e apprezzati dell’intero panorama italiano.

Una scelta di convenienza

Questo cambia la prospettiva, almeno in parte. Perché, ci domandiamo, Adani avrebbe dovuto rischiare di bruciarsi una carriera di sicuro avvenire come commentatore (e i commentatori Sky, per intenderci, non guadagnano mille euro al mese), per una di assistente che potrebbe terminare da un momento con l’altro? Certo, se il suo desiderio pulsante fosse stato quello di diventare il miglior secondo allenatore del mondo, allora l’avremmo capita. Ma siccome non è così e la sua passione è visceralmente rivolta al suo attuale lavoro, la sua decisione ci sembra inattaccabile. E’, peraltro, lo stesso ragionamento che da anni segue Mauro Tassotti, che ha sempre preferito restare al caldo a Milanello, come secondo dei vari allenatori che si sono susseguiti nel corso del tempo, invece di andare in provincia ad allenare una squadra tutta sua, con tutti i rischi (si fa per dire) che ne sarebbero potuti conseguire.

Forse, dopotutto, la scelta di Adani non è stata etica, ma ragionata, lungimirante e soprattutto conveniente.