L’ex portiere di Lazio, Sampdoria e Torino, Matteo Sereni, è stato condannato quest’oggi dal gup Marco Contu del tribunale di Tempio Pausania a 3 anni e 6 mesi di reclusione per abusi su minorenni. La vittima è la figlia di Sereni, che all’epoca dei fatti, nel 2009, aveva appena otto anni; Sereni ha anche perduto la patria potestà. Le accuse erano partite nel novembre del 2011, quando l’ex moglie del giocatore nonché suo ex agente, Silvia Cantoro, lo aveva accusato di molestie sessuali nei confronti della bambina, avvenute in una villa in Costa Smeralda.

Sereni aveva sempre respinto ogni addebito, ritenendo del tutto infondate le accuse, che a parere della difesa sarebbero state addirittura “una montatura” nell’ambito di una separazione difficile tra coniugi. E naturalmente il suo commento alla sentenza dei giudici è sulla stessa linea d’onda: “Sono sconvolto, ho perso ogni fiducia nella giustizia. L’unica cosa che mi mantiene vivo è sapere che i miei figli conoscono la verità“. Rincarano la dose, e promettono battaglia in appello, gli avvocati difensori dell’ex calciatore, Michele Galasso, Giacomo Francini e Giampaolo Murrighile: “Si tratta di una sentenza gravemente ingiusta che ci ha molto sorpreso e che certamente appelleremo. La condanna riguarda un processo nel quale la denuncia proviene dalla ex moglie di Matteo Sereni nel corso di una asperrima separazione coniugale ed in cui persino la bambina, più volte registrata dalla madre, ha successivamente ammesso che le accuse al padre non erano vere“.

Reazione opposta, ovviamente, da parte dei legali di Silvia Cantoro. “La giustizia fatta con la sentenza non potrà mai ripagare i minori degli eventuali danni psicologici subiti per le condotte delittuose accertate“, ha commentato l’avvocato Daniele Galloppa. Accanto a Sereni, sono state indagate per favoreggiamento personale l’assistente sociale Claudia Telli, la psicologa Francesca Vaccamorta che si occupò del caso per conto del Tribunale di Genova, e addirittura una suora, Annarita Pistore.