Il suo inglese è tutt’altro che perfetto, con quella tipica cadenza salentina che non è proprio frequente a Kensington, ma lo studio ha dato i suoi frutti e sta evidentemente migliorando. E poi, quello che presto potrebbe diventare il suo nuovo regno è di fatto un’enclave italiana in Premier League, e non solo per il colore delle maglie. Antonio Conte al Chelsea: questa la suggestione, che poi tanto suggestione non è, che rimbalza dalla stampa d’oltremanica. Abramovich ha deciso che la rifondazione dei Blues dovrà partire dall’attuale commissario tecnico della nazionale azzurra, visto che l’amico Guus Hiddink è a Stamford Bridge solo di passaggio, giusto il tempo necessario per raccogliere i cocci lasciati da José Mourinho.

Da parte sua, Conte non ha mai nascosto la sua ammirazione per il calcio inglese, a tal punto da definire la Premier League “il campionato più bello del mondo” nel corso di un’intervista rilasciata al magazine ufficiale della FIFA. Come non ha mai nascosto la sua insofferenza per i ritmi troppo dilatati del mestiere del c.t., lui che vive per la tensione e l’adrenalina quotidiana. Checché ne pensi Tavecchio, le possibilità di vedere Conte sulla panchina azzurra anche nella corsa ai Mondiali di Russia sono veramente limitate. E tra le varie proposte che certamente finiranno sul suo tavolo, quella del Chelsea sembra difficilmente battibile, con buona pace di Roma e Milan, entrambe intenzionate ad affidare la loro rinascita all’ex tecnico bianconero.

Peraltro, come dicevamo, il Chelsea ha sempre avuto un debole per il calcio italiano e i suoi protagonisti. Il suo primo abbozzo di grandeur è datato metà anni Novanta, periodo in cui i Blues iniziarono a fare incetta di stelle declinanti della Serie A, da Ruud Gullit a Gianluca Vialli, a Roberto Di Matteo e finendo con Gianfranco Zola (e poi ancora Casiraghi, Cudicini, Desailly, Weah, Panucci, etc). E a tecnici e giocatori italiani sono legate le principali imprese europee dei Blues – la Coppa delle Coppe del 1998, decisa da un gol di Zola con Vialli allenatore-giocatore, la cavalcata di Ranieri fino alla prima semifinale di Champions League della storia del club (2004), il trionfo di Monaco del 2012 con Roberto Di Matteo in panchina. E non dimentichiamoci del double di Carlo Ancelotti del 2010. Italia e Chelsea, un asse che potrebbe continuare con Antonio Conte.