Una stagione sulle “Montagne Russe”, anche se la parte in discesa ancora non si è vista (ma l’appuntamento clou è qui e ora), “Russe” come la sede degli ultimi due Mondiali da lei conquistati, Kazan 2014 e Mosca 2015, terza spadista di sempre a riuscire nell’impresa, prima italiana nella storia. Testa è la parola chiave per Rossella Fiamingo da Catania, classe 1991, unica atleta azzurra qualificata ai Giochi di Rio in quest’arma al femminile, ma che atleta. Quella testa che le permette o le ha permesso di mantenere almeno in pedana, almeno nei momenti più importanti, una calma olimpica proprio quando conta di più, di resettare tutto, di concentrarsi al massimo nelle fasi decisive, di non lasciarsi andare a dispendiosi gesti di disperazione quando le cose vanno male o a esultanze eccessive quando vanno bene, di poter rimontare anche punteggi “impossibili” da raddrizzare, di continuare a macinare una scherma preferibilmente d’attacco, ma comunque completa. Di essere, insomma, quella che è, a 25 anni bi-campionessa iridata in carica a cui manca la consacrazione olimpica per raggiungere la francese Flessel e l’ungherese Nagy nell’olimpo delle più grandi dell’arma.

AVVICINAMENTO DIFFICILE

Trentatreesima a Legnano, nona a Nanchino, diciassettesima a Doha e Barcellona, trentatreesima a Buenos Aires, quinta a Budapest, nona nella pre-olimpica di Rio, trentatreesima ancora a Legnano, undicesima agli Europei di Torun: può un’atleta con questo ruolino di marcia stagionale in Coppa del Mondo sbarcare in Brasile come favorita n.1 nella spada? Si può ed è quello che succederà alla siciliana il 6 agosto alla Carioca Arena n.3, sede delle gare di scherma all’edizione XXXI dei Giochi moderni. Già, a Rio, dove nel 2012 vinse la sua prima gara in Coppa del Mondo. Ma quello dell’ultimo anno è un film in parte già visto nel 2015, quando Fiamingo non salì mai sul podio in stagione per poi conquistare un argento individuale agli Europei e l’oro bis ai Mondiali di Mosca e se vogliamo pure nel 2014, quando dopo due podi iniziali non fece mai meglio di un 18esimo posto nelle successive quattro gare, conquistando però il titolo iridato a Kazan, il primo per l’Italia vent’anni dopo Laura Chiesa ad Atene 1994, battendo la campionessa olimpica in carica Šemjakina in semifinale e quella di Pechino 2008 in finale (Heidemann).

BEATA GIOVENTU’ E SERENITA’

Non è il caso di preoccuparsi, dunque, anche se sbarcare a Rio con qualche certezza sarebbe stato meglio. Dietro ci sono anche incomprensioni (poi risolte) con lo storico maestro che la segue da quando ha sette anni, Giovanni Sperlinga; in molti l’hanno accusata di troppi impegni extra-sportivi, di essersi concentrata poco sulla scherma e pochissimo sulla gara a squadre, con l’Italia poi clamorosamente out nelle qualificazioni. Qualche frizione c’è stata anche con le compagne Del Carretto e Navarria. Accuse che però non trovano conferme dirette. “Ora so di chi posso fidarmi, anche tra gli amici. La stagione negativa non mi condiziona – dice Rossella – certo speravo di fare meglio all’Europeo per sentirmi… un po’ più in forma, ma nel 2015 la situazione era più o meno la stessa. Cercherò di non pensare troppo a questa annata, di prendere quello che ho al momento e renderlo importante. Voglio imparare dalle scorse stagioni, ma tutto cambia. Bisogna lasciarsi coinvolgere dalle buone sensazioni pur essendo diverse da quelle del 2014 e dal 2015”. E sicuramente anche dalle sensazioni del 2012, quando a Londra la catanese era la più giovane della spedizione azzurra nella scherma e sfiorò una medaglia: “Quattro anni fa ero ragazzina, arrivai settima alla fine, ma battuta dalla cinese Sun 15-14 nei quarti di finale. Non l’avevo però vissuta bene quell’Olimpiade, mi sembrava la gara della vita, quasi una “guerra” e invece deve essere comunque una festa, una cosa bella. Poi dopo la delusione individuale eravamo andate male anche a squadre e alla fine mi sono ritrovata a essere più dispiaciuta del dovuto, in fondo era la mia prima Olimpiade”. Adesso, invece… “adesso so com’è un’edizione dei Giochi, so che al primo assalto non riuscirò a muovermi, so che mi si paralizzeranno le gambe, ma alla fine dovrebbe essere comunque meglio di quattro anni fa. La mia gara è sabato 6 agosto, poi mi fermerò comunque in vacanza fino al 16”.

PREPARAZIONE DIFFICILE

A Formia, proprio nel centro dove Pietro Mennea preparava i suoi successi con Vittori, l’ultimo raduno pre-olimpico è stato piuttosto acceso negli animi, durante le simulazioni di gara. E Rossella ogni tanto staccava da tutto per andare a prendersi una boccata d’aria fresca: “Alti e bassi negli ultimi giorni, ci sono dei momenti in cui vedo tutto positivo e altri in cui sembra tutto negativo. L’importante è la testa, per questa gara conta soprattutto la testa. Dura poco rispetto alle altre, non ci sono i gironi, per arrivare in zona medaglia servono quattro assalti vincenti, ma è intensa, intensissima e bisogna metterci tutte le energie nervose che si hanno. Mantenere la giusta pazienza unita a calma e lucidità è il segreto. A volte è difficile, certo, anche perché pur non volendo alla fine ci pensi sempre ai Giochi…”.

OBIETTIVI ALTI

I favori del pronostico non le pesano, ormai è abituata e mai come questa volta sicuramente li divide con atlete andate molto meglio di lei quest’anno in Coppa, la rumena Branza sposata Popescu, argento a Pechino 2008, la cinese Xu Anqi, n.1 del raking, la tunisina Besbes, n.2… “Per fortuna fisicamente sto benissimo, non ho nessun tipo di problema o anche minimo acciacco da superare. Prima di iniziare bisogna per forza essere fiduciosi anche perché andiamo a fare qualcosa di bello. E so che è un’occasione importante. Non sono qui solo per partecipare, voglio sicuramente di più rispetto a Londra, vorrei giocarmi una medaglia. Spero di essere cresciuta per arrivare a prenderla. Mondiali e Olimpiadi? All’apparenza sembrerebbero molto simili, poi però ti rendi conto che non è così anche solo dalle persone che ti stanno attorno. Le avversarie rimangono le stesse e a me spaventano di più, sinceramente, i primi assalti, quelli che si tirano più… a freddo. Ribadisco, è tutto un fattore di testa: certo ci vogliono fisico e tecnica, ma soprattutto bisogna crederci come ha fatto Šemjakina nel 2012. Cinesi, russe e la rumena Popescu sono le avversarie più pericolose”. Eccoci di nuovo sulle montagne russe, dunque. Ma dopo tanta salita, ora sarebbe il caso di lanciarsi un po’ in discesa…